Il mio viaggio cronologico tra le Ombre dal Futuro ( vi lascio qui l'articolo di presentazione del mio percorso) non poteva iniziare da qui, lontano nel tempo, in un'epoca in cui il concetto stesso di "distopia" non era ancora stato coniato. Eppure, nel 1676, Gabriel de Foigny pubblicava un'opera che avrebbe gettato un'ombra inquietante sulle utopie solari del suo tempo: "La Terra Australe".
Marco Sommariva inserisce questo testo come prima scheda del suo saggio per un motivo preciso: è uno dei primi esempio in cui il sogno di una società perfetta inizia a mostrare le sue crepe autoritarie.
Non vi nascondo che recuperare e leggere integralmente un testo del Seicento non è un'impresa semplice, né necessariamente la più scorrevole per un lettore moderno. Per questo motivo, in questa prima tappa mi sono affidata esclusivamente alla puntuale analisi di Sommariva per guidarmi alla scoperta di questo "mondo nuovo" che, dietro la promessa di uguaglianza, nascondeva già i germi del controllo totale.
Scopro così, leggendo e analizzando il testo di Sommariva, la libertà dei "Fratelli" della Terra Australe assomiglia pericolosamente a una prigione a cielo aperto."
La mancanza di libertà intellettuale sotto la monarchia di Luigi XIV costringe Foigny ad adottare l'espediente del viaggio immaginario per far conoscere, mascherato da finzione, il suo atteggiamento critico nei confronti della religione, dei costumi e delle istituzioni del suo tempo.
Sommariva evidenzia come l'isola descritta da Foigny sia popolata da ermafroditi che vivono in una società apparentemente perfetta: non c'è proprietà privata, non c'è gerarchia e regna un'uguaglianza assoluta. Ma questa perfezione è mantenuta attraverso un controllo sociale asfissiante.
Ma un'uguaglianza imposta con la forza è davvero libertà o solo una forma raffinata di schiavitù?
"Era proprio della natura dell'uomo nascere libero, che non si poteva sottometterlo senza farlo rinunciare a sé stesso." L'autorità non crea ordine, ma schiavitù; solo la vera libertà permette all'uomo di essere veramente tale.
Un punto centrale del saggio è l'assenza di diversità . Nella Terra Australe, chiunque sia "diverso" o mostri segni di individualità viene visto come una minaccia.
"La loro grande religione consiste nel non parlare affatto di religione." Significa che per Foigny la vera fede, non sta nelle parole o nelle cerimonie, ma nel riconoscimento silenzioso di un mistero che l'uomo non potrà mai spiegare. Egli descrive una società che non parla di Dio, perché la divinità è ovunque e incomprensibile. Sommariva analizza come questo "misticismo del silenzio" diventi in realtà un dogma indiscutibile. Non si può dissentire perché non ci sono parole per farlo.
"Tutto ciò che crediamo prezioso è da loro giudicato ridicolo e ambito solo dalle bestie." Totale rovesciamento dei valori tra la civiltà europea del Seicento e l'utopia della Terra Australe. Ciò che per noi è il massimo della civiltà , per una società davvero libera e razionale è solo un' inutile distrazione degna di esseri inferiori.
Sembra che la lettura di questo romanzo, sia un'esperienza di spiazzamento intellettuale, che non è quindi un semplice romanzo di avventura. De Foigny trascina il lettore in un mondo che sembra "al contrario", dove ogni certezza della nostra civiltà viene messa in discussione.
Leggere significa:
1- Dubitare di ogni istituzione;
2- Riflettere su cosa ci renda davvero umani;
3- Percepire il peso soffocante della Società europea del XVII secolo, da cui l'autore cercava disperatamente di fuggire con l'immaginazione.
Nonostante siano passati quasi 350 anni, il messaggio che Sommariva estrae da questo testo è spaventosamente attuale: ogni volta che qualcuno ci promette un mondo perfetto in cambio della nostra identità , sta costruendo una distopia.
La Terra Australe finisce con la fuga del protagonista, un segnale che l'essere umano, per quanto imperfetto, preferirà sempre il caos della libertà alla prigione dell'ordine assoluto.
In definitiva, la lettura della scheda di Sommariva su La Terra Australe mi ha lasciato una consapevolezza importante: la distopia non nasce come genere a sé, ma come un'ombra che si allunga sull'utopia stessa. Già nel 1676, Foigny ci avvertiva che un mondo dove siamo tutti identici, senza conflitti ma anche senza desideri, non è un paradiso, è una statistica.
Questa prima tappa è stata per me, una sorta di salto nel buio di un passato lontano, ma necessario per capire le radici profonde del controllo sociale che, probabilmente ritroveremo nei capitolo successivi.
Conoscevate voi questo testo? Io sono rimasta colpita dal fatto che già nel Seicento si parlasse di società senza proprietà privata e identità annullata.
Il mio viaggio cronologico non si ferma qui. Nella prossima tappa farò sicuramente un balzo in avanti per vedere come queste ombre inizino a prendere una forma ancora più definita e sono davvero molto curiosa di proseguire con questo percorso!
A presto per la seconda tappa del viaggio in cui affronterò la scheda dedicata a "I Viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift (1726).


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