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READING DIARY : STO LEGGENDO FRANKESTEIN DI MARY SHELLY 📖

 

Reading vlog scritto Frankenstein di Mary Shelley diario di lettura


Benvenuti nel mio primo Reading Diary, una sorta di Reading Vlog scritto! ðŸ“–✨


Se frequentate il mondo di YouTube o Booktok, avrete sicuramente visto i "Reading Vlog": quei video in cui i lettori si riprendono giorno dopo giorno mentre leggono un libro, mostrando reazioni spontanee, sbalzi d'umore e teorie strampalate. Ho sempre amato questo formato, così ho pensato: perché non portarlo sul blog, ma in una versione interamente scritta e più intima? ( io amo scrivere e mi viene più naturale farlo rispetto alle riprese video che proprio non fanno al caso mio!)

Il protagonista di questo primo esperimento è un classico intramontabile che mi è venuta voglia di leggere dopo aver letto " Love, Sex and Frankenstein" di Caroline Lea ( di cui presto troverete la recensione qui sul blog) e si tratta quindi di un libro che avevo da tempo in libreria e che finalmente è arrivato il momento di affrontare, Frankenstein di Mary Shelley.

Un piccolo retroscena: l'idea di questo diario mi è venuta un po' in ritardo! Mentre vi scrivo sono già arrivata al capitolo 20, nel bel mezzo della tempesta e dei colpi di scena più oscuri. Ho deciso quindi di fare un piccolo viaggio nel tempo e vedere se questo mio esperimento può essere realizzato o rimanere solo una prova per me stessa ( se state leggendo vuol dire che questo progetto sta o ha preso vita!):

Nella prima parte di questo articolo ho raggruppato i miei pensieri "a mente fredda" ( ma ancora vivissimi) sui blocchi di capitoli iniziali e sulla storia della Creatura.

Le ultime tappe, invece, le scriverò totalmente in tempo reale, man mano che divoro gli ultimi capitoli per scoprire come si concluderà questo inseguimento tra i ghiacci.

Se avete già letto questo libro, se volete rileggerlo con me o se siete semplicemente curiosi di vedere come Victor Frankenstein stia rovinando la sua stessa vita ( e quella degli altri) mettetevi comodi.

⚠️ Nota sugli Spoiler: Ogni sezione è chiaramente divisa per capitoli. Se non avete mai letto il libro, vi consiglio di non superare la tappa in cui vi trovate!

Buona lettura! ðŸ•¯️⚡


🕯️Tappa 1: Introduzione, le Lettere e i Capitoli 1-16


Per iniziare questo diario voglio partire da un passaggio che ho trovato nell'introduzione di Giorgio Borroni alla mia edizione, una frase che mi si è letteralmente conficcata in testa ancora prima di iniziare il primo capitolo:


"Solo vedendo le cose attraverso gli occhi del mostro possono affiorare alcuni particolari del suo creatore capaci di svelare che niente è come sembra."

Questa riga racchiude l'intera complessità morale e psicologica di tutto il romanzo. Mi ha fatto riflettere tantissimo fin da subito sul gioco di prospettive che Mary Shelley mette in atto. E' come se la Creatura fosse una sorta di specchio rivelatore per Victor: soltanto adottando il punto di vista del "mostro" emergono i dettagli più nascosti e inquietanti sulla vera natura del suo creatore.

Andando avanti con la lettura, questo concetto mi è come esploso tra le mani. Ribaltando la prospettiva, la storia ti costringe a chiederti: chi è il vero mostro? La deformità fisica della Creatura o la mostruosità morale, l'egoismo e la codardia di Victor? Man mano che leggevo della solitudine del Mostro e del rifiuto che subisce, ho capito quanto l'apparenza inganni. Frankenstein non è una storia di paura, è una storia di dolorosa empatia.

E la conferma di questa cecità morale di Victor arriva molto presto, attraverso le sue stesse parole. C'è un passaggio nei primi capitoli che suona come un vero e proprio avvertimento universale sul pericolo dell'ambizione sfrenata:

"Quanto possa essere pericoloso acquisire la conoscenza e quanto colui che crede il mondo la propria città natale sia più felice di chi aspira a diventare più grande di quanto la sua natura gli consenta."

Leggendo queste righe, ho percepito tutta la tragica ironia del personaggio. Victor è pervaso da una bruciante smania di penetrare i segreti della natura umana, un'ossessione così totale da renderlo cieco: non si rende conto che le leggi immutabili della natura e del fato sono troppo potenti, e che hanno già decretato la sua terribile fine.

E' proprio con questa smania di grandezza che intraprende la creazione di un essere vivente, senza avere la minima idea di ciò a cui andrà incontro. Portare a termine l'esperimento diventa per lui un'idea fissa, distruttiva. Mary Shelley lo descrive quasi come un relitto umano, consumato dal lavoro; a sostenerlo non è una nobile causa, ma soltanto l'energia nervosa di un proposito ossessivo. Mi ha fatto quasi impressione vedere come un uomo possa ridursi così, senza percepire minimamente che quel sogno di gloria si sta trasformando, passo dopo passo, nell'inferno che lo divorerà.

Mentre gli artigli del rimorso, dell'orrore e della disperazione affondano nel petto di Victor senza allentare la presa, la narrazione si ribalta e ci porta finalmente nel rifugio della Creatura. E' qui che lo specchio rivelatore di cui parlavo all'inizio mostra tutta la sua dolorosa verità. Invece di un mostro spietato, incontriamo un essere che, nella sua solitudine, si rende conto di avere una natura originariamente buona e benevola. E' solo l'infelicità profonda a renderlo un demonio.

Il momento più struggente arriva quando la Creatura, dopo aver letto Il paradiso perduto, paragona la sua esistenza a quella degli angeli caduti:

"Molte volte mi ritrovai a pensare a Satana come l'emblema più giusto per la mia condizione, perché spesso, come lui, nel vedere la felicità dei miei protettori, sentivo l'amara invidia crescere dentro di me."

Questa confessione mi ha spezzato il cuore. Lui non vorrebbe altro che un po' di calore, di gentilezza e di affetto. Guarda con devozione e amore la famiglia dei De Lacey - che definisce teneramente i suoi "protettori" - ma la conoscenza che acquisisce osservandoli di nascosto diventa una condanna. Più impara a conoscere il mondo e i legami umani, più capisce chiaramente quanto lui sia destinato a rimanere un misero reietto, escluso da tutto.

Mentre leggevo queste pagine e assistevo al rifiuto costante che subisce dal mondo, non riuscivo a smettere di provare una commozione immensa. Continuavo a ripetermi: "Poverino... lui vuole solo essere accettato e amato, e non riesce a capire perché sia considerato indegno di ricevere quel briciolo di amore."

Ed è proprio qui, al capitolo 16, che si chiude la prima grande parte del mio viaggio. Lascio una Creatura ferita, che sta per trasformare il suo dolore in rabbia, e un creatore consumato dai suoi stessi spettri.

( Fine della Tappa 1 - il post proseguirà con la Tappa 2 dal capitolo 17 al 20, che scriverò nei prossimi giorni!)


Tappa 2: Dal capitolo 17 al 20 (Il punto di non ritorno)


Ed eccoci qui, nel presente della mia lettura! Se per la prima parte ho dovuto fare un piccolo sforzo di memoria per riordinare i miei appunti, da questo capitolo in poi vi scrivo totalmente a caldo. Sono immersa fino al collo nel momento più teso, oscuro e claustrofobico del romanzo.

La richiesta della Creatura a Victor ha cambiato completamente le carte in tavola. Ci troviamo davanti un vero e proprio ricatto morale, un punto di non ritorno in cui le atmosfere si fanno ancora più cupe e l'inseguimento psicologico tra i due diventa spietato. Sentivo l'urgenza di mettermi al computer perché in questi quattro capitoli succede di tutto: le promesse fatte, i ripensamenti, i viaggi solitari di Victor e quella sensazione costante che una tragedia imminente stia per abbattersi su chiunque.

Il tormento interiore di Victor in questi capitoli raggiunge vette drammatiche. C'è un passaggio, mentre si trova in Scozia per adempiere al suo terribile patto, che mi ha letteralmente raggelato il cuore:

"La mia opera: guardavo al suo completamento con una speranza trepida e ansiosa che non osavo scandagliare, ma che andava a mischiarsi con oscuri e cattivi presentimenti in grado di farmi raggelare il cuore nel petto."

A questo punto della storia, Victor si considera a tutti gli effetti un infelice relitto, tormentato da una sensazione di maledizione permanente che gli preclude ogni possibile via d'uscita verso la felicità. Ricordate l'uomo dei primi capitoli? Era un uomo brillante, la cui anima si risvegliava davanti allo spettacolo della natura e allo studio delle sublimi opere umane. Ora tutto quel vigore è svanito. Mary Shelley usa un'immagine potente: Victor si sente come un albero colpito in pieno da un fulmine, dove la saetta gli è entrata dritta nell'anima. Un sopravvissuto, un miserabile spettacolo di un relitto umano, pietoso per gli altri e intollerabile per se stesso.

La cosa che più mi ha colpita è la sua percezione di colpa. Si comporta e si sente come se fosse perseguitato dalla coscienza per un crimine efferato; eppure, tecnicamente non ha commesso un delitto, ma è come se avesse attirato si di sé una maledizione orribile e fatale tanto quanto il crimine stesso. Il suo equilibrio interiore si sta spezzando definitivamente sotto il peso di questa promessa, rendendolo ogni giorno più irrequieto, instabile e nervoso.

Mentre scrivo queste righe, ammetto di avere addosso una sensazione oscura che mi stringe il cuore. Sono incredibilmente curiosa di andare avanti, ma sento nell'aria che qualcosa di assolutamente terribile e irreversibile sta per abbattersi nelle pagine finali.

Riuscirà Victor a salvare quel briciolo di umanità che gli è rimasto, o la Creatura esigerà la sua vendetta definitiva? Lo scoprirò solo divorando gli ultimi capitoli… e vi aspetto qui sotto per il gran finale!

❄️ Tappa Finale: Capitoli 21-24 e Conclusione ( La resa dei conti)


Il presentimento oscuro che mi stringeva il cuore alla fine della scorsa tappa si è purtroppo avverato. Quegli oscuri e cattivi presagi hanno preso drammaticamente forma in questi ultimi capitoli, trascinando Victor e la sua Creatura verso un punto di non ritorno assoluto. Non sono riuscita a staccare gli occhi dalle pagine: la tensione psicologica che Mary Shelley ha seminato fin dall'inizio è esplosa in una spirale di vendetta, dolore e desolazione che mi ha lasciato senza fiato.

Mentre l'inseguimento si sposta tra i ghiacci eterni e il destino dei protagonisti si compie, ho raccolto le ultime, potentissime citazioni che mi hanno letteralmente trafitto il cuore in questa corsa finale verso l'epilogo…

Il crollo definitivo di Victor si manifesta con un costante e logorante desiderio di morte che permea ogni singola pagina di questi ultimi capitoli. C'è un passaggio che descrive questa sua prigione psicologica in modo quasi poetico, ma spaventoso:

"La coppa della vita era avvelenata per sempre e sebbene il sole gettasse i propri raggi su di me come su un cuore lieto e allegro, attorno a me potevo scorgere solo un'oscurità opprimente e terribile, che nessuna luce era in grado di penetrare, tranne il brillio di due occhi intenti a fissarmi."

Leggendo queste righe, la disperazione di Victor mi è arrivata dritta al petto. Eppure, nonostante tutto il disastro che ha provocato, non sono riuscita ad arrabbiarmi con lui; ho provato solo una profonda, immensa pena per la sua condizione. Ma la vera tragedia sta nel fatto che questa oscurità opprimente non è un destino inevitabile arrivato dal nulla: è una conseguenza diretta delle sue scelte.

Mentre assistevo alla fine di Victor, non potevo fare a meno di pensare che sarebbe bastato davvero pochissimo per evitare questo inferno. Sarebbe bastato che Victor ascoltasse, anche solo per un momento, il profondo dolore della Creatura. Sarebbe bastata accogliere quel suo disperato desiderio di avere una compagna, di non essere più solo. Al Mostro bastava essere accettato, avere qualcuno simile a lui per placare la sofferenza. Invece, il rifiuto cieco di Victor ha firmato la condanna di entrambi. Ormai non c'è più modo di sfuggire alla vendetta di colui che ha creato: il Creatore è diventato prigioniero, e la Creatura il suo carceriere eterno.

Ed è proprio nell' epilogo che il legame tra Creatore e Creatura si stringe in un abbraccio mortale definitivo, rivelando una verità dolorosissima. Leggendo le ultime pagine, mi ha profondamente colpito come la vendetta e il rimorso siano diventate le uniche armi rimaste a entrambi, le stesse che hanno brutalmente distrutto quello che poteva essere un legame unico, speciale e intenso. Se solo non ci fossero stati l'orrore, il pregiudizio e il rifiuto fin dal primo istante, la loro storia sarebbe stata radicalmente diversa.

Invece, ci troviamo di fronte a due esistenze spezzate che si rincorrono tra i ghiacci, animate solo da forze distruttive. Da un lato abbiamo le parole disperate e feroci di Victor:

"Solo per questo scopo continuerò a vivere; per portare a termine la vendetta a me cara."

Dall'altro lato, a fare da eco a questa ossessione, troviamo il pianto e il rimorso della Creatura, che pronuncia una frase che mi ha letteralmente trafitto l'anima:

"Io ero lo schiavo, schiavo di un impulso che mi ripugnava, ma allo stesso tempo al quale non potevo disobbedire."

La tragicità di questo finale è racchiusa tutta qui. Entrambi hanno la propria liberta. Victor vive solo per distruggere ciò che ha creato; il Mostro è diventato schiavo di un impulso violento che lui stesso ripugna, ma a cui non riesce a sottrarsi perché divorato dal dolore del rifiuto. Non c'è un vincitore in questa storia. Mary Shelley ci lascia soli davanti a un deserto di ghiaccio, a piangere per due anime che si sono odiate e cercate fino all'ultimo respiro, unite da un destino crudele che si sarebbe potuto evitare con un semplice briciolo di compassione umana.

💬Spazio ai commenti e... prossimi passi!


E con questa straziante consapevolezza si chiude il mio primissimo Reading Vlog scritto. Chiudo questo libro con un senso di malinconia immenso, ma anche con la certezza di aver letto un capolavoro assoluto.

Adesso ho intenzione di prendermi qualche giorno di pausa: voglio rileggere con calma tutte le parti che ho sottolineato, riprendere in mano i miei appunti e riflettere sull'intero romanzo, mettendo ordine tra le mie emozioni e le tantissime informazioni storiche e filosofiche che si nascondono dietro l'opera della Shelley. Solo dopo scriverò la mia recensione completa qui sul blog!

Nel frattempo, la parola passa a voi nei commenti: chi è per voi il vero "mostro" in questa storia? Avete provato anche voi questa profonda compassione per la Creatura? Fatemi sapere i vostri pensieri, vi aspetto qui sotto per parlarne insieme!

A presto!
















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