Buongiorno Stelline,
benvenute e bentornate sul mio blog!
Oggi vi porto la recensione dell’ultimo libro che ho letto nel mese di novembre ed è stata una lettura fatta per caso, in quanto è stato scelto random, come piace fare a me, tra tutti i libri che ho inserito nel mio percorso di lettura “A caso dal Web”, ossia quel percorso in cui inserisco diversi titoli di libri di cui sento parlare sul web, o che leggo recensioni su blog, social o riviste e che in un certo senso mi incuriosiscono e che mi piacerebbe tanto leggere, se capitasse l’occasione e tra tutti i titoli della mia lista è uscito proprio L’ISOLA CHE MI AMAVA (Nell’abbraccio di Alicudi) di Stefania Aphel Barzini.
Una storia originale e coinvolgente, emozionante e suggestiva per
una storia d’amore tra una donna e un’isola. Scoprire in questa recensione se
vale la pena di essere letto, io l’ho fatto per caso e ne sono molto felice!
Siete curiosi di scoprire cosa mi è piaciuto di questo libro e se vi può
interessarne la lettura? Allora continuate a leggere la mia recensione!
Titolo: L'Isola che mi amava. Nell'abbraccio di Alicudi
Autrice: Stefania Aphel Barzini
Casa Editrice: Ponte alle Grazie
Data Pubblicazione: 24 maggio
2024
Genere: Narrativa Autobiografica
Pagine: 143
Percorso: “A caso dal Web”
Valutazione: ⭐⭐⭐⭐⭐
Stefania Aphel Barzini è un'autrice
che ama soprattutto scrivere, leggere, viaggiare e cucinare. Ha vissuto a lungo
negli Stati Uniti collaborando con l'Istituto Italiano di Cultura; tornata in
Italia è stata per anni collaboratrice di Gambero Rosso.
Si è occupata di migrazione sia attraverso la sua pagina Facebook
sia partecipando a progetti vari. Ha tenuto corsi di cucina regionale italiana
negli Stati Uniti, in Angola, in Marocco, in Camerun e a Sao Tomè e
Principe.
Ha al suo attivo numerosi saggi e quattro romanzi, tra cui
"Le Gattoparde" scritto nel 2022.
Vive e lavora a Roma, Vetralla e Alicudi con marito, cani e
gatti.
Una bellissima storia d'amore, ma non tra due esseri umani...
"Per me sono protezione, sospensione del tempo, pausa. Luoghi
dove è permesso non avere più niente a che fare con il mondo esterno senza
dover provare alcun senso di colpa. Sono luoghi di sfide, di esperienze
estreme, dove è possibile naufragare per poi ritrovarsi. Dove finalmente avere
la possibilità di crearsi un destino diverso da quello che ci è stato
consegnato. Forse è per questo che ho amato la mia isola. E forse è per lo
stesso motivo che mi ha amata."
Una frase, che secondo me, riassume perfettamente il senso di
tutto il libro.
Tanti anni fa, Stefania Aphel Barzini ha incontrato Alicudi, isola
conica, pietrosa (infatti lei la chiama anche "Lo Scoglio"), piena di
scale e scomoda, ultimo scalo nell'arcipelago delle Eolie.
Una manciata di casette bianche arrampicate sulle falde della
montagna, cespugli spinosi abbarbicati alla terra rugosa, niente strade, niente
illuminazione, niente farmacia, tabaccaio, banche o telefono, due botteghe, un
bar e una piccola pensione.
"Ciò che ti circonda, la natura, i suoni, i colori, i
profumi, le superfici che sfiori, i cibi che assaggi possono regalarti energie
inestinguibili."
È stato amore a prima vista e Stefania non ha avuto pace fino a
che non si è comprata una casa, molto vicina al cielo, a 475 gradini dal porto,
con una vista a 360 gradi sul mare, un grande patio, fichi d'india e capperi,
ibisco e gelsomino nel piccolo giardino. Per vivere in un altro blu. Per
dialogare con una natura rigogliosa eccessiva esuberante e, tra vento e
silenzio, riappropriarsi del tempo.
"E poi c'è il mare da guardare. Questo protagonista
assoluto della vita nelle isole, che si infila nei nostri cuori, negli occhi,
nelle nostre notti affollate di sogni."
Premetto che mi sono innamorata della scrittura di Stefania Aphel
Barzini, che non conoscevo prima di questo libro. Ho "sentito" tutto
l'amore che prova la donna per quest'isola, che con i suoi pregi e difetti, ha
letteralmente abbracciato e amato l'autrice e che qualsiasi cosa accada,
Alicudi è e resterà per sempre il suo angolo di mondo felice, dove forte e
intensamente riesci a sentire solo il tuo essere, dove seri te stessa e ti
senti in pace tra le braccia di quell'isola stupenda.
Questo libro tratta una bellissima storia d'amore, ma non tra un
uomo e una donna o tra due persone che si amano, assolutamente no, un amore
profondo tra una persona e un luogo.
Non ho trovato alcun difetto a questo libro ed è da tantissimo
tempo che non mi capitava di immergermi così in una scrittura e leggere immersa
completamente nelle descrizioni e riflessioni che caratterizzano questo libro,
che non è un romanzo, ma un reportage di un luogo e dei sentimenti della
protagonista nei confronti dello stesso.
Una scrittura davvero profonda che mi ha toccato il cuore! Sono
davvero tanti i pregi che ho riscontrato tra cui la scrittura, semplicemente
meravigliosa, evocativa e profonda.
Mi è piaciuta l'introspezione, narrata in maniera esemplare: ho
percepito in ogni pagina scritta il suo grande amore per l'isola di Alicudi e
ho capito cosa rappresenta per lei nel profondo dell'anima e del cuore. Mi sono
emozionata tantissimo, non mi sono mai, e sottolineo mai, annoiata, avevo
sempre una grande voglia di proseguire nella lettura e non vedevo l'ora di
avere un attimo libero per proseguire.
Sono davvero tantissime le frasi e le parti che mi hanno toccato
il cuore o che mi hanno fatto riflettere e che ho trovato stupende e
soprattutto ho trovato tanta affinità nei confronti dell'autrice, che con
questa sua narrazione bellissima, l'ho sentita parte di me.
"Avere uno spazio, un momento solo mio, era un'operazione
difficile. Avevo dunque inventato una stanza tutta per me: la lettura. I libri
erano la mia isola portatile perché mi permettevano di tenere lontano il resto
del mondo. Erano il mio rifugio, la mia via di fuga. Quando leggevo (e potevo
farlo per ore) ero impenetrabile, chiusa nel mio bozzolo protettivo, lontana
dalla gente, irraggiungibile. Ero uno scoglio e non c'erano venti o tempeste
che potessero distrarmi." Esattamente come me, una parte che ho
sentito anche mia perché tutto ciò che dice la Barzini inerente alla lettura e
a ciò che rappresenta per lei è esattamente quello che provo anch'io nei
confronti dei libri e al potere che hanno su di me e di come sono felice quando
leggo e divento parte del libro stesso. Ha esposto in modo impeccabile,
attraverso parole bellissime il mio pensiero e il mio rapporto con la lettura.
Ho amato e ho trovato suggestive le descrizioni della natura e
dell'isola stessa. " Capivo che nel mondo ogni cosa poteva cambiare,
ma Alicudi mai, e questa era piacevolmente rassicurante. Ad Alicudi dovevi
imparare ad accogliere l'infinito."
Questo libro mi ha riportato alla mente la mia adorata Cala
Moresca, in Sardegna, quel meraviglioso mare, i profumi, i colori, i ricordi e
quanto mi sentissi felice là, vedendo ogni giorno "la mia punta"
uscire maestosa, aggressiva e splendida dal mare blu; sembrava disegnata e
ancora oggi, a distanza di molti anni e con la consapevolezza che non la
rivedrò mai più, mi si riempie il cuore di calore e gioia come se fosse ieri
l'ultima volta che l'ho vista, con gli occhi della mia mente e della mia
memoria la rivedo e la gioia mi si irradia nel mio cuore.
Oltre a questo bellissimo tuffo nei ricordi, c’è una piccola
parte, ma molto poetica e toccante che mi ha riportato alla mente un mio
grandissimo sogno nel cassetto che ho da sempre e so che difficilmente si
realizzerà: ossia nuotare con i delfini. “Chi li incontra sa che nei
loro occhi umidi brilla la luce di una comprensione che di animale ha veramente
poco.”
Il senso del libro è il faccia a faccia con te stessa ed è Alicudi
che ha portato la protagonista a guardarsi dentro e scoprirsi come non aveva
mai fatto. “Capivo come fossimo solo noi a creare rumori, per non guardarci
dentro, più in profondità, oltre alle apparenze, perché è della nostra voce che
abbiamo paura.”
Oltre al confronto con sé stessi e riscoprirsi attraverso un
semplice luogo, c’è anche il tema della vecchiaia, con una bellissima
riflessione, molto intensa e profonda e che mi ha colpito molto: “E’ il momento
in cui si capisce che il mondo, bisogna guardarlo, non limitarsi a vederlo, e
guardarlo veramente vuol dire capirlo non tanto con la frenesia dei sensi, ma
con quella dello spirito. L’esistenza acquista un ritmo più lento e più
intenso, si notano i particolari che nell’ansia esplorativa della giovinezza ci
erano sfuggiti e che spesso si rivelano i più importanti. Nella vecchiaia,
insomma, si guadagna spessore. E lo sguardo da orizzontale diventa verticale,
va in profondità”.
Il libro appartiene al genere di Narrativa Autobiografica e si
riscontrano tutte le caratteristiche principali di questo genere; infatti,
abbiamo un rendiconto scritto della vita dell’autrice, elaborato da lei stessa
ed è una vera e propria poesia presentata in una prosa stupenda. È’ lei stessa
che scrive in prima persona, ricostruendo una parte della sua vita, del suo
amore per l’isola e della sua esperienza in prosa appunto. Sicuramente non si
tratta di un libro di fiction ma è assolutamente accattivante, coinvolgente e
suggestivo, con una struttura narrativa solida, studiata e coerente che ricorda
“il viaggio dell’eroe” dell’autrice stessa sull’isola e dentro se stessa grazie
a essa che ha coinvolto completamente la me lettrice, era come vivere ogni cosa
attraverso il suo scritto e sono davvero felice di averlo letto e soprattutto
sono contenta di aver creato questo mio percorso di lettura “A Caso dal Web”
perché ho potuto scoprire e leggere un vero gioiello che probabilmente, senza
questo mio percorso, non avrei mai scelto volontariamente di leggere.
Per me Stefania Aphel Barzini è stata una vera e propria scoperta,
mi piace moltissimo il suo modo di scrivere ed è riuscita a toccare il mio
cuore emozionandomi completamente, coinvolgendomi con commozione e riflessione
in tutto il suo libro e vorrei sicuramente leggere altri libri scritti da lei.
Ovviamente l’epoca in cui è raccontata la storia d’amore tra la
scrittrice e l’isola è reale e abbiamo un ordine affettivo con cui procede la
narrazione; infatti, si privilegiano gli aspetti piacevoli fino ad aspetti più
dolorosi e commoventi. Lo spazio è anch’esso reale e geografico e ha una sua
funzione narrativa, in quanto è l’elemento essenziale della storia; ma ha anche
una funzione simbolica utilizzata per esprimere i sentimenti della scrittrice
nei confronti dell’isola stessa, ma anche nei confronti della vita e le vicende
che caratterizzano la sua.
Il linguaggio utilizzato è sicuramente vivace, essenziale, chiaro
e semplice, di registro quotidiano e standard dove predominano le sequenze
narrative, descrittive e riflessive con uno stile creativo, soggettivo, poetico
e profondo.
L’isola che mi amava è sicuramente un bellissimo libro, tanto
ricco di aspetti positivi e non ho trovato difetti; una lettura interessante,
emozionante, coinvolgente e che mi ha lasciato sicuramente un segno a lettura
conclusa e sono davvero felice di averlo scoperto e letto praticamente in modo
casuale e assolutamente non cercato. Ovviamente non posso far altro che
consigliarlo a tutti quelli che amano il mare, le isole e perdersi in una
natura semplice, aggressiva, selvaggia che ti sa riempire il cuore con il suo
prezioso silenzio attraverso il quale riuscirà a parlarti se sarai in grado di
ascoltare ciò che ti sussurrerà.
Ricapitolando: bello il contenuto e stile curato; opera scritta
bene, senza alcun tipo di errore, refuso e nessuna stravaganza senza senso
all’interno con una narrazione ottima e assolutamente coinvolgente che mi ha
sicuramente emozionato e che mi ha lasciato un segno a lettura conclusa. Non
posso far altro che inserirlo tra i miei libri preferiti di sempre e che
conserverò gelosamente nella mia libreria e che probabilmente avrò voglia di
rileggere in futuro.
Anche questa recensione di L’ISOLA CHE MI AMAVA di
Stefania Aphel Barzini finisce qui. Chi di voi lo ha già letto? Lo vorreste
leggere? Siete d’accordo con la mia valutazione? Aspetto i vostri commenti!
Un bacione e alla prossima!
Commenti
Posta un commento