MAGHI CORROTTI E SCHIAVITU' MAGICA: L' AMULETO DI SAMARCANDA DI JONATHAN STROUT - IL MIO DIARIO DI LETTURA 📖
Perché "L'Amuleto di Samarcanda" è il fantasy politico e spietato che non mi aspettavo.
Se penso alla figura del mago del fantasy, la mia mente viaggerà quasi sicuramente verso la saggezza solenne di Gandalf o i corridoi protettivi di Hogwarts. Ma cosa succede se cancello le profezie, gli eroi senza macchia e i mentori amorevoli? La risposta si nasconde tra le pagine dell'ultimo libro letto, ossia: L'Amuleto di Samarcanda di Jonathan Strout.
Iniziando a scrivere questo Mio Diario di Lettura qui sul blog dopo aver chiuso l'ultima pagina, la sensazione è stata netta: questo non è il classico racconto di formazione, ma un thriller politico spietato. Con questo libro l'autore ci proietta in una Londra ucronica governata da un'oligarchia totalitaria dove la magia non ha nulla di poetico. E' una scienza fredda, una burocrazia aziendale basata sul potere e, soprattutto, sullo sfruttamento e sulla schiavitù magica di creature senzienti.
Titolo: L'Amuleto di Samarcanda
Autore: Jonathan Strout
Casa Editrice: Salani
Genere: Fantasy / Urban Fantasy
Pagine: 460
Saga: Trilogia di Bartimeus (primo libro)
"L'intelligenza superiore ha la meglio sulla forza bruta"
A Londra, in un'Inghilterra alternativa governata da maghi corrotti, il giovanissimo e ambizioso apprendista Nathaniel evoca in segreto Bartimeus, un Jinn millenario e sarcastico.
Il ragazzo ordina allo spirito di rubare il potente Amuleto di Samarcanda per vendicarsi di un'umiliazione subita dal perfido mago Simon Lovelace.
Il furto però, trascina Nathaniel e Bartimeus al centro di un pericoloso complotto politico per rovesciare il governo.
Per sopravvivere e salvare la città , l'arrogante ragazzo e il riluttante demone saranno costretti a collaborare in un'alleanza tanto fragile quanto esplosiva.
Per comprendere appieno Jonathan Stroud e soprattutto come disintegri gli stereotipi del genere, basta guardare il protagonista della storia. Nathaniel è un ragazzino di quattordici anni, un apprendista mago e, secondo le regole non scritte del fantasy tradizionale, dovrebbe essere il nostro eroe. La realtà che emerge dalle mie note di lettura, sottolineature e appunti durante la lettura, si rivela un quadro psicologico ben diverso dal classico eroe, infatti, Nathaniel è un antieroe.
Perché? Per il semplice fatto che non agisce per salvare il mondo oppure per proteggere i deboli, no, lui compie un furto per rancore, orgoglio ferito e soprattutto per vendetta personale contro chi lo ha umiliato pubblicamente e decide così di ignorare e scavalcare le regole per dimostrare la propria superiorità , evocando una forza che non è pienamente in grado di gestire.
Nathaniel è un personaggio che evolve nel corso della storia, infatti si nota la sua perdita dell'innocenza in modo progressivo guidata dal vuoto affettivo.
Cresciuto da Arthur Underwood (un maestro davvero mediocre, codardo e anaffettivo che lo tratta malissimo) Nathaniel impara presto che nel mondo dei maghi l'empatia è una debolezza. Pagina dopo pagina, la trama complessa che accompagna i suoi pensieri in terza persona, ci mostra un ragazzino adolescente che si indurisce, diventando freddo, arrogante e calcolatore. Anche se non l'ho amato in modo particolare, in ogni caso, ho empatizzato con la sua solitudine e i suoi traumi infantili.
Mentre Nathaniel nel romanzo rappresenta la fredda rigidità delle stanze del potere, Bartimeus è la linfa vitale, anarchica e travolgente di tutto il romanzo. Entrare nei capitoli narrati in prima persona dallo stesso demone millenario è stata un'esperienza entusiasmante, scandita da un'ironia e un sarcasmo che non lascia scampo. La cosa che ha colpito molto sono le note a piè di pagina, che sono vere e proprie disgressioni esilaranti in cui Bartimeus si rivolge direttamente a me lettrice, trasformandomi nella complice segreta delle sue sventure. Ho trovato questo espediente davvero brillante e che ha mantenuto il ritmo narrativo rapido e vivace senza mai annoiare.
Ma sotto lo strato delle sue battute umoristiche e dei suoi ricordi, si nasconde la parte più densa e matura del libro, ossia la demistificazione della magia. Infatti, nel mondo creato dall'autore, l'evocazione del demone non ha nulla di poetico o spirituale, al contrario, è a tutti gli effetti, un sistema di schiavitù istituzionalizzata. Bartimeus e gli altri spiriti evocati, sono entità senzienti, dotate di una complessa cultura e di una memoria millenaria, che vengono strappate con la forza dalla loro dimensione originaria (chiamata l'Altro Luogo) e costrette ai lavori forzati.
I cerchi magici, i pentacoli e le formule recitate dai maghi non sono altro che catene invisibili e minacce di torture indicibili. Il paradosso emotivo che ho riscontrato e annotato durante la lettura è proprio il fatto che in una società umana completamente corrotta e accecata dalla brama di potere, la creatura teoricamente "mostruosa" e malvagia si rivela in realtà l'unica figura dotata di una bussola morale e di una profonda empatia. Bartimeus odia i suoi carcerieri, ma conserva un'umanità che Nathaniel, nel disperato tentativo di integrarsi tra i maghi adulti, sta progressivamente soffocando.
La trama si sviluppa su binari di una rigida logica di causa ed effetto, infatti, ogni singola azione compiuta genera una reazione immediata e inevitabile. Il furto dell' Amuleto innesca una caccia all'uomo spietata, che si trasforma rapidamente in un thriller politico ad alta tensione dove nessuno è al sicuro e i colpi di scena sono il risultato diretto degli errori dei personaggi.
I dialoghi sono straordinari, mai banali, superficiali ma sono veri e propri duelli di arguzia verbale. La sintassi complessa e formale di Nathaniel si scontra costantemente con il registro quotidiano, rapido e tagliente di Bartimeus, creando un conflitto che incolla alle pagine.
Ho riscontrato però un piccolo punto debole, personalmente. Infatti, il continuo cambio di punto di vista ha creato una sorta di disparità di ritmo, nel senso che i capitoli dedicati a Bartimeus sono dinamici e scorrevoli, mentre quelli focalizzati su Nathaniel, soprattutto nella prima parte del romanzo, sono un po' freddi, lenti e poco coinvolgenti. Personalmente le note a fine pagina non mi hanno dato fastidio e ho trovato comunque la lettura molto fluida e lineare lo stesso.
L'Amuleto di Samarcanda è un romanzo che ha lasciato il segno a lettura conclusa e oltre a trovare una narrazione brillante, mi ha portato anche a riflettere su alcuni insegnamenti che considero profondi e che si possono tranquillamente trasportare nella vita di tutti i giorni.
Il percorso di Nathaniel dimostra che quando ci si focalizza esclusivamente sul successo, sulla vendetta o sul dimostrare il proprio valore agli altri, si finisce per perdere la propria umanità calpestando i sentimenti altrui o ignorando i propri confini morali.
Inoltre, nelle relazioni di tutti i giorni pretendere di avere sempre ragione o imporre la propria autorità non crea mai un vero legame. La collaborazione sincera e la sicurezza nascono solo dal rispetto reciproco e dall'ascolto, non dal controllo ossessivo.
Bartimeus è privato della sua libertà ed è costretto a ubbidire, ma non permette mai ai maghi di possedere la sua mente. Il suo sarcasmo e la sua ironia sono la dimostrazione che l'intelletto e lo humor possono preservare la dignità anche nelle situazioni più difficili. Sicuramente l'ironia non risolve i problemi materiali, ma ci permette di non perdere noi stessi mentre li affrontiamo.
La lettura di questo primo libro della saga è stata per me un'esperienza vibrante, stimolante e assolutamente dinamica. A parte l'inizio, in cui ho fatto fatica ad entrare, proseguendo poi con le pagine, il romanzo ha catturato la mia piena attenzione. La lettura è stata costantemente scossa da risate nonostante il forte senso di suspance e l'esperienza emotiva è stata destabilizzante e assolutamente coinvolgente.
⭐⭐⭐⭐ 1/2
E voi? Preferite le storie con la classica divisione tra bene e male assoluto, o vi lasciate affascinare, proprio come me, da quegli urban fantasy ricchi di sfumature grigie e antieroi cinici e magari arroganti? Avete letto questa saga? Fatemi sapere tutto nei commenti!
Alla prossima,









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